brunelleschi1La rocca di Vicopisano, o rocca del Brunelleschi, domina la pianura un tempo percorsa dal canale Serezza emissario del lago di Sextum, o lago di Bientina, e collegamento all’Arno del Serchio, il quale, anziché percorrere la via di Ripafratta, aveva un ramo meridionale che si congiungeva all’Arno proprio qui, sotto la rocca di Vicopisano. La rocca si compone di un mastio (il mastio è la torre più alta di un castello, sede di guarnigione e più difendibile, perché il suo accesso è sempre indiretto, attraverso un percorso che espone chi si avvicina ai tiri dei difensori) con i lati lunghi circa 15 metri e una torre angolare nel punto più alto dell’abitato, alta 31 metri. Una muraglia collega il mastio con un’altra torre delle mura. Tramite un muraglione lungo una settantina di metri si poteva raggiungere la Torre del Soccorso, alla base dell’ abitato e in comunicazione con l’Arno (che allora passava ben vicino a Vicopisano), e ricevere di lì aiuti e rifornimenti. Della cerchia di mura rimane solo il tratto settentrionale. Il mastio ha al suo interno, dove abitavano il comandante della guarnigione e le sentinelle, ambienti del ‘400 su sei livelli. L’insieme forma un compatto sistema difensivo, fra gli esempi più classici dell’architettura militare fiorentina dei primi del ‘400. Vicopisano fu, per centinaia di anni, una roccaforte di Pisa, sotto il cui vescovo era già posta nel 1138. Alla fine del 1100 Pisa si sostituì alla giurisdizione vescovile amministrando direttamente il castello, che aveva visto crescere attorno a sé un borgo, poi inglobato in una nuova cerchia di mura, e divenuto un centro di una importanza non trascurabile. La primitiva rocca, citata già nel 1330, era posta in basso in una posizione non vantaggiosa. Vicopisano già a quel momento era legato a doppio filo al destino di Pisa da duecento anni. Seguì Pisa anche nella guerra contro Firenze, fin quando, nel 1406, subì per otto mesi l’assedio dei fiorentini, decisi a togliersi quella micidiale spina nel fianco nella loro offensiva contro la repubblica marinara che si rifiutava di sottomettersi. Si dice che i fiorentini usassero anche una galea da guerra per impedire che Vicopisano ricevesse aiuti provenienti dall’Arno, allora vicinissimo alla cittadina. Il 14 luglio 1406 la rocca di Vicopisano si arrese per fame. La sua caduta determinò anche quella di Pisa, che si arrese nell’ottobre dello stesso anno. Conquistato questo fondamentale nodo strategico, che permetteva il controllo del Valdarno Inferiore fino a San Miniato, Firenze incaricò il suo architetto più brillante, Filippo Brunelleschi, di riprogettare le fortificazioni. I lavori, iniziati nel 1435 si conclusero 5 anni dopo. Nel 1495 il contado pisano, Vicopisano e Pisa medesima si ribellarono l’ennesima volta alla dominazione fiorentina. I fiorentini dovettero riconquistare Vicopisano daccapo, vincendo solo dopo tre anni la resistenza vicarese. La rocca rimase sotto controllo fiorentino fino all’unità d’Italia. Fu venduta alla famiglia Fehr Wahlsen alla fine del ‘700 dall’arciduca Pietro Leopoldo di Lorena. È stata restaurata nel 1995.

 

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